Uno stilista rivoluzionario, anticonformista e creativo, strappato al mondo della moda prematuramente nel 1997, anno della sua morte. Oggi è Donatella Versace a gestire la casa di moda che porta il suo nome, ma il vero fondatore è stato il fratello, Gianni Versace.

Il 15 luglio 1997 il mondo viene scosso dalla notizia che Gianni Versace è stato assassinato: al culmine di un delirio omicida durato 90 giorni, Andrew Cunanan, 23 anni, istrionico gigolò d’alto bordo della comunità gay, uccide lo stilista Gianni Versace davanti alla sua villa di Miami. Mentre il testamento affida alla figlia 11enne di Donatella, Allegra, il 50 % del gruppo Versace, Andrew Cunanan viene trovato misteriosamente ucciso in una casa galleggiante. Per la polizia si tratta di suicidio.

Nato a Reggio Calabria il 2 dicembre 1946, Giovanni Versace inizia sin da piccolo ad appassionarsi alla moda lavorando nell’atelier della madre, Francesca Versace, nei pressi del Duomo della città, dove oggi si trova una boutique Versace. Nel 1972 si trasferisce a Milano dove disegna abiti per altre aziende, tra cui Genny, Complice e Callaghan. La prima collezione femminile che porta il suo nome arriva nel 1978.

E’ il 28 marzo 1978 quando presso il Palazzo della Permanente, a Milano, Gianni Versace presenta la sua prima collezione donna firmata con il suo nome. 

I Fratelli Versace: Santo, Donatella e Gianni

Nel 1982 gli viene assegnato il premio “L’Occhio d’Oro” come miglior stilista 1982/83 Collezione Autunno/Inverno donna; è il primo di una lunga serie di riconoscimenti che costelleranno la sua incredibile carriera, introducendo proprio in questa collezione quegli elementi in metallo che diventeranno il dettaglio principe delle sue produzioni.

A Parigi, pochi mesi più tardi, in occasione della presentazione europea del profumo, viene organizzata una mostra di arte contemporanea dove vengono esposti i lavori di artisti internazionali legati al nome di Versace, e allo stile della sua moda.

All’inizio del 1986 il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga conferisce a Gianni Versace il titolo di “Commendatore della Repubblica Italiana”. A Parigi, durante la mostra “Gianni Versace: Obiettivo Moda”, che illustra i risultati della collaborazione fra Versace e molti blasonati fotografi internazionali (Avedon, Newton, Penn, Weber, Barbieri, Gastel), il capo di Stato francese Jacques Chirac gli assegna l’onorificenza “Grande Medaille de Vermeil de la Ville de Paris”.

Nel 1987 i costumi dell’opera “Salome” di Richard Strauss, per la regia di Bob Wilson, presentata alla Scala, sono firmati Versace; poi “Leda e il Cigno”, del coreografo Maurice Bejart. Il 7 aprile dello stesso anno viene presentato il libro “Versace Teatro”, pubblicato da Franco Maria Ricci.

Nel settembre successivo apre il suo primo showroom in Spagna, a Madrid: 600 metri quadri è la sua superficie. Nel 1991 nasce il profumo “Versus”. Nel 1993 il Consiglio degli stilisti d’America gli assegna l’Oscar americano per la moda.

Nel 1995 Versus, la linea giovane di casa Versace, debutta a New York. Nello stesso anno la maison italiana finanzia la mostra dell’Alta Moda organizzata dal Metropolitan Museum of Art e quella dedicata alla carriera di Avedon (“Richard Avedon 1944-1994”). Gianni Versace collabora in stretto contatto con Elton John per aiutare la Fondazione di ricerca sull’Aids del cantautore inglese.

Poi, la tragedia.

L’assassinio di Gianni Versace

«Pronto?! Sono al 1116 di Ocean Drive, un uomo è stato ferito con una pistola, per favore, per favore, per favore!». Quell’uomo immobile, in una pozza di sangue, è Gianni Versace, il re della moda. A digitare il 911 per chiedere disperatamente aiuto è Antonio D’Amico, il compagno dello stilista che con un accento italiano supplica i paramedici di fare in fretta.

Erano 8.45 del 15 luglio 1997, un tranquillo martedì d’estate. A premere il grilletto fu un serial killer, Andrew Cunanan. Il suo nome è scritto nero su bianco nella lista dei 10 criminali più ricercati degli Stati Uniti per una serie di omicidi.

Il re della moda stava tornando a casa dalla sua passeggiata sulla Ocean Drive. Stava salendo le scale della sua villa, ma non fa in tempo a spingere il cancello di ferro battuto.  Un uomo, ancora senza nome, spara due colpi di pistola, senza un perché. Quando i soccorritori giungono sul pozzo, Versace era a terra una pozza di sangue, le chiavi di casa da un lato e il giornale dall’altro. La corsa disperata al Jackson Memorial Hospital fu vana: il suo cuore smette di battere lasciando il mondo intero costernato.

La pista sbagliata

La polizia sembra avere una pista quando nel giardino della sontuosa villa gli agenti trovano una colomba bianca, firma inconfondibile della malavita organizzata, ma è tutto sbagliato. La colomba è stata colpita accidentalmente da un proiettile mentre volava sopra la villa. La verità è a poche miglia di distanza, nella rabbia di un ragazzo di 23 anni, mezzo filippino e mezzo italiano. Bello e intelligente prova la carriera di modello, poi diventa un gigolò strapagato di uomini ricchissimi e influenti. Ma nulla sembra legarlo allo stilista, al genio della moda.

Versace e Andrew Cunanan

Il killer Andrew Cunanan

Il 1997 per Cunanan alisa Diego Morales, è il punto di rottura. La sua carriera criminale comincia quando decide di uccidere a martellate Jeffrey Trail, 28 anni. Pochi giorni dopo tocca a David Madison, 33 anni, quello che Andy chiamava ‘l’amore della mia vita’, freddato a colpi di pistola. Il terzo nome della lista è quello dell’immobiliarista 75enne, Lee Miglin, anche lui ex partner di Andrew, torturato con un cacciavite e poi sgozzato con un paio di cesoie nella villa di Chicago. Stessa sorte tocca a William Reese, custode del cimitero militare di Pennsville (New Jersey). Cunanan lo uccide per impossessarsi del pick up rosso con il quale arriverà in Florida. Sulla sua testa una taglia da 10 milioni di dollari. E il suo nome finisce nella FBI Ten Most Wanted Fugitives.

Perché a questo punto abbia scelto Versace come prossima vittima è impossibile saperlo. Fatto è che il suo piano diabolico va in scena all’ingresso della villa di Ocean’s Drive. Riconosciuto dal compagno dello stilista mentre fuggiva, è bracciato dall’Fbi. L’America rimane con il fiato sospeso in attesa della cattura.

La fine di Andrew Cunanan

La caccia all’uomo termina in una lussuosa casa galleggiante, poco distante dal luogo dell’omicidio. Dentro c’è il corpo senza vita di Andrew Cunanan. Suicidio, ma nulla spiega i motivi di quel gesto. Il caso della morte dello stilista finisce in archivio, tra quelli risolti, ma mancano tanti tasselli alla storia che non saranno mai trovati come il movente ad esempio resta ancora un mistero. C’è chi dice che la spirale di odio e violenza sia stata una “vendetta” di Cunanan, scattata dopo aver scoperto di avere l’ HIV. Una tesi smentita dall’autopsia: Andrew non era sieropositivo.

Cosa lega Chico Forti a Gianni Versace?

Molti pensano che Cunanan sia stato ucciso altrove e trasportato sulla house boat per inscenare il suicidio. Questo dubbio lega il nome dello stilista a quello di Chico Forti, l’imprenditore italiano condannato all’ergastolo per l’omicidio di Dale Pike. Un omicidio che, dice, non avrebbe mai commesso. Lui si è sempre dichiarato innocente e vittima di un errore giudiziario: da venti anni sta però scontando la pena in un penitenziario di massima sicurezza americano. Quindi? A Chico, produttore televisivo, venne in mente di acquistare i diritti per entrare per primo in quella casa galleggiante dove fu trovato morto Cunanan per realizzare uno scoop. Il risultato è il documentario “Il Sorriso della Medusa” che mette in dubbio la versione ufficiale sul delitto Versace/Cunanan.

Di lui, l’amico Franco Zeffirelli ha detto: “Con la morte di Versace l’Italia ed il mondo perdono lo stilista che ha liberato la moda dal conformismo, regalandole la fantasia e la creatività.”. 

Il testamento di Versace è stato ritrovato in casa dal fratello maggiore Santo e reso ufficiale da un notaio pochi giorni dopo la morte dello stilista. È stata l’amata nipote, Allegra Versace, figlia di Donetella, a diventare erede al 50% del gruppo. Ad Antonio D’Amico fu garantito “un assegno di 50 milioni al mese e il diritto di vivere nelle splendide case di Milano, Miami e New York“, come riporta Repubblica.it. Invece, l’altro nipote, Daniel Versace, il secondo figlio di Donatella, ha ricevuto in eredità molte opere d’arte di grande valore (tra cui dei quadri di Leger e Picasso).

Dal 1997 l’azienda è stata portata avanti interamente da Donatella Versace, che fin da bambina collaborava con il fratello, prestandosi occasionalmente come modella per i suoi primi capi. Il suo ruolo nell’azienda era quello di occuparsi dell’immagine, del brand e delle pubbliche relazioni, ma dopo la morte di Gianni, Donatella ha preso le redini di Versace, e nel 1998 è uscita la sua prima collezione.

American Crime Story

La vicenda di Gianni Versace è stata seguita e narrata anche in tv.

American Crime Story è una serie televisiva antologica statunitense trasmessa dal 2016 dalla rete via cavo FX. Ogni stagione si presenta come un’autonoma miniserie narrante le vicende legate a un noto caso giudiziario e di cronaca nera dal forte impatto mediatico nella storia moderna statunitense. La prima, incentrata sul caso O. J. Simpson, ha riscosso un successo sia da parte del pubblico che della critica, risultando tra le opere più premiate ai premi Emmy 2016 e ai Golden Globe 2017. La seconda stagione, invece, è incentrata sull’assassinio del noto stilista italiano Gianni Versace nel 1997 per mano di Andrew Cunanan. Un’ulteriore stagione è in produzione.

American Crime Story: L’assassinio di Gianni Versace

Di Gianni non ci rimane che un mito incontrastato: istrionico, dinamico, propulsivo e vitale nelle sue creazioni. Grazie a lui la Calabria ha conosciuto il pregio di essere la madre di un artista immenso e di farsi conoscere in tutto il mondo.

| Fonti: wikipedia.it | fanpage.it | leccenews24.it | lavocecosentina.it |