Dopo gli ultimi avvenimenti in merito la sanità calabrese, una cosa l’abbiamo capita: siamo in difficoltà.

Diciamolo…. così… con freddezza. Non siamo qui per discutere di questo, solo dare voce ai miei pensieri. La situazione fa paura, il pensiero che non ci sia la possibiltà di un posto per potersi curare ci rende impotenti.

Commissariato da dieci anni, il sistema sanitario calabrese è un caso di scuola, attorno al quale resistono isole di eccellenza, come il reparto trapianto reni di Reggio Calabria. E associazioni, che suppliscono alle carenze del servizio pubblico con la loro medicina solidale.

Aspettando che Zuccatelli, Speranza e Conte si mettano d’accordo sul da farsi, i calabresi sperano che a guidare la sanità ci possa essere profilo diverso, che dia aiuti concreti. In modo particolare il Movimento 5 Stelle, che – bisogna ricordare – aveva scelto Cotticelli -, ha proposto Gino Strada e Conte gli avrebbe già telefonato. Il Centrodestra che guida la Regione, invece, punta tutto su Bertolaso.

Cosa possiamo fare noi nel nostro piccolo? Direte voi, ben poco.

Errato. Non c’è cosa peggiore che credere di non poter far nulla, perchè non è così. Tutti noi abbiamo un grosso potere attraverso le nostre azioni.

“L’azione non è solo l’effetto della motivazione, ne è anche la causa”.

Questa bellissima frase che troviamo nel libro “La sottile arte di fare quello che ca**o ti pare” ci offre un ottimo spunto di riflessione. Ci invita ad agire, a non rimanere nel limbo del dubbio e della paura. Non rimaniamo in attesa di fare qualcosa, ma facciamola. Non solo fare qualcosa nel concreto, in primis mantenere comportamenti corretti che ci permettono di difendere noi e gli altri dal virus. Non è il momento di passeggiare deliberatamente come se fosse un girono qualunque, ma bisogna sacrificarsi e capire che dovremmo comportarci come se tutti fossero contagiati. Bisogna entrare nell’ottica che la situazione è seria, la gente muore.

E’ tutto molto difficile: ciò che prima era banale quotidianità ora è un mero ricordo. E’ difficile fare qualcosa quando si è alienati a casa in smart working, quando non si può passeggiare con spenzeratezza o coccolarti un pò al bar con una cioccolata calda.

La pandemia è stata un terremoto che ci ha portato su sentieri nuovi, alimentando una rivalutazione del nostro vivere su diverse dimensioni. Possiamo definirlo uno shock che ha trasformato le nostre vite, costringendo tutti a guardare le cose da un altro punto di osservazione, sviluppando considerazioni che possono modificare il nostro modo di vivere e la nostra scala di priorità.

Si creano situazioni interne che ci ritraggono impotenti e senza futuro. Dobbiamo reagire, fare qualcosa, qualsiasi cosa che ci dia motivazione e spinta per proseguire le nostre vite più serenamente. Resilienza.

Photo by Pixabay on Pexels.com

Dalla Sars a Covid-19

Ad oggi non disponiamo di molte informazioni sull’impatto psicologico di altre epidemie e pandemie in cui è stato necessario il distanziamento sociale. L’epidemia di Sars è stata associata a un aumento di stress e disturbo post traumatico da stress e altri problemi psicologici, come spiegano gli autori dell’articolo su Jama Internal Medicine, fra cui Sandro Galea, medico ed epidemiologo alla Boston University School of Public Health

Le azioni e la routine

Da alcune ricerche sembrerebbe molto importante la creazione di una routine, anche e soprattutto per bambini e ragazzi a casa da scuola, insieme all’uso delle tecnologie per mantenerci connessi con gli altri. Questo non vale solo per la didattica: anche luoghi di culto, palestre, uffici, possono consentire a fedeli, utenti e lavoratori di rimanere collegati mentre svolgono le loro attività. Per le realtà in cui questo non è possibile, l’ideale sarebbe trovare strategie e approcci da remoto che consentano di valutare lo stato di salute anche psicologica delle persone.

La resilienza durante Covid-19

Nell’articolo su Jama Pediatrics, Abby R. Rosenberg del dipartimento di pediatria della University of Washington School of Medicine a Seattle, che si occupa di cure palliative, illustra che la resilienza è definita come “il processo di adattarsi bene di fronte ad avversità, traumi, eventi tragici, minacce o altre fonti significative di stress”. L’esperta, però, racconta di essersi interrogata per anni su cosa volesse dire non solo adattarsi ma adattarsi bene. Si è posta questa domanda dopo aver parlato con una coppia di genitori che avevano perso il loro figlio e che le avevano detto di essere resilienti perché continuavano ad alzarsi dal letto giorno dopo giorno e a svolgere il “duro lavoro di vivere senza il loro figlio”. La reazione dell’autrice è stata di stimare queste persone per la loro reazione e di formarsi un concetto di resilienza come di qualcosa che ha a che fare con l’adattamento e con la resistenza fisica più che anche al benessere psicologico.

Coronavirus, attraversiamo il guado

Ma al passare del tempo e dell’esperienza ha riconsiderato questo concetto e si chiesta se la resilienza sia solo questo – che non è poco, anzi è moltissimo, come da lei stessa riconosciuto, nella situazione descritta in precedenza – o se al passare del tempo possa esserci qualcosa in più. Quello che può cambiare e scattare nella mente, spiega, è che quando si supera un’avversità ed è trascorso un tempo sufficiente si può guardare indietro in prospettiva e ragionare su quanto si è stati forti in quella circostanza, su come si è cambiati anche a livello di identità personale e di consapevolezza. Gli stessi genitori, dopo diverso tempo, hanno condiviso con lei che ora si sforzano di vivere la loro vita al massimo perché il loro figlio non può più farlo.

E bisogna fare lo stesso anche nel caso di Covid-19, anche perché la resilienza non è qualcosa di innato (o comunque solo in parte) ma è frutto di un’azione deliberata, scrive. Ora stiamo attraversando il guado, ma dopo potremmo guardarci indietro con un nuovo spirito. E a livello individuale possiamo già lavorarci. Come? Chiedendoci come ci siamo comportati in altre situazioni difficili, facendo affidamento e ricordandoci delle nostre qualità, come determinazione, forza, ottimismo, procedendo a piccoli passi ed esprimendo gratitudine.

Fonti: | repubblica.it | galileonet.it | wired.it | cnr.it |