Così scrive Franco Iacucci, Presidente della Provincia di Cosenza, ricordando la scomparsa di Diego Armando Maradona, deceduto per un arresto cardiorespiratorio nella sua casa di Tigres, in Argentina. 

Oggi il mondo intero piange la perdita del più grande campione di tutti i tempi. Certo era anche un personaggio controverso, ma questo non mette in discussione la sua grandezza di campione e di uomo del popolo”.

I suoi straordinari successi – continua Iacucci – e i suoi crolli ne fanno il mito che resterà nella storia e nel cuore dei tifosi”.

La sua storia, che non a caso ha ispirato registi e sceneggiatori, è la storia di un sogno. La parabola de El Pibe de Oro cominciò a Lanus solo 60 anni fa, in un’Argentina povera, primo figlio maschio di papà Chitoro, pescatore di “dorados”, e mamma Tota.  La palla è uno dei primi regali che riceve da suo cugino”.

Se ci pensiamo un pò, forse senza quel calabrese originario di Aiello Calabro la storia di Diego Armando Maradona non sarebbe stata la stessa.

Quel suo talento magico non sarebbe passato inosservato, ma forse la sua leggenda sarebbe fiorita altrove, probabilmente non a Napoli, dove arrivò grazie a una telefonata di Settimio Aloisio, presidente dell’Argentinos Junior, a Gianni Di Marzio, campano adottato dalla Cosenza calcistica.

Di Marzio, all’epoca allenatore del Napoli, racconta a Sky Sport l’incontro con il Pibe de Oro in Argentina.

“Ero stato da poco nominato allenatore del Napoli e andai a Buenos Aires per i Mondiali del 1978. C’erano anche Radice e Trapattoni. Arrivo in hotel, il Don Carlos, e dopo un paio di giorni ricevo la telefonata di Settimio Aloisio. Un ingegnere di origini calabresi che viveva in Argentina da vent’anni. Era uno dei responsabili della sezione calcio della polisportiva Argentinos Juniors. Era una brava persona, tifoso del Catanzaro, dove avevo fatto benissimo come allenatore”.

A Buenos Aires Aloisio gli dice:

“Ti devo fare vedere un ragazzo fenomenale che abbiamo, non ha ancora 18 anni ed è stato anche tra i 40 pre-convocati per i Mondiali, solo che Menotti alla fine ha preferito gente di maggiore esperienza. Lo devi assolutamente vedere”.

Di Marzio si lascia convincere:

“Con me vennero Pesciaroli e Giubilo del Corriere delle Sport. Arrivammo su questo campo in terra battuta, le due squadre erano pronte, ma Diego non c’era. Dovemmo andare a casa sua, a Villa Fiorito. Ci mettemmo un po’ di tempo per farlo venire con noi. Era arrabbiato a morte con Menotti per la mancata convocazione. In un quarto d’ora fece tre gol. Chiesi ad Aloisio di farlo uscire e corsi negli spogliatoi. Gli feci firmare subito un contratto in bianco. Temevo che Pesciaroli, tifoso della Lazio, potesse farmelo soffiare. Era nostro per 220.000 dollari, 300 milioni di lire dell’epoca”.


Purtroppo Ferlaino, presidente dei partenopei in quel 1978, preferì prendere calciatori più esperti. Ma la storia d’amore più bella di sempre tra Maradona e il Napoli si concretizzò sei anni dopo, nel 1984, con l’acquisto per 13 miliardi di lire dal Barcellona.

Il resto è storia. La storia di un grande campione.
Grazie al contributo di Aloisio, aiellese d’Argentina.

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Fonti: corrieredellacalabria.it | ottoetrenta.it |